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02 Dic 2016
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Il design degli Hotel: 3 tendenze emergenti

Il mondo della ricettività è in continua trasformazione, perché, così come cambiano le tecnologie e gli stili di vita, si modificano il modo di viaggiare  e le esigenze di chi viaggia, sia per lavoro che era svago. Nel post di oggi ci soffermiamo su 3 tendenze che possono incidere notevolmente sulla progettazione degli hotel e che possono quindi costituire uno spunto di riflessione per quei professionisti che stanno attualmente occupandosi si ristrutturazioni alberghiere o nuove costruzioni.

 

SPAZIO AI MILLENNIALS!

Dallo smartphone allo smarthotel. Oggi in Italia ci sono più di 11 milioni di “millennials”, cioè di giovani dai 18 ai 38 anni che fanno dell’iperconnettività il proprio stile di vita. Sono ragazzi che usano lo smartphone come principale strumento di interazione e interpretazione del mondo. Sempre connessi alla rete, a loro agio con la tecnologia, hanno abitudini diverse da quelle della generazione precedente e questo si riflette sul modo in cui orientano le loro scelte di consumo. Usano internet per ogni esigenza: per lavorare, per informarsi, per imparare, per distrarsi, per divertirsi, per comunicare con gli altri. Giudicano molto più autentico e significativo il parere di un consumatore loro pari che la comunicazione unidirezionale vecchio stile utilizzata dalle aziende per pubblicizzare i loro prodotti e, soprattutto, sono molto disposti a viaggiare, spostarsi e vivere esperienze appaganti.

Le odierne strutture ricettive, che siano nuove o in fase di ristrutturazione, non possono non mirare a questa popolazione che nel mondo supera i 2 miliardi di unità. Si tratta di un target molto importante, costituito da consumatori altamente consapevoli dei propri diritti e con buona capacità di spesa. Occorre quindi saper “dialogare” con questo target, configurare ambienti e servizi per offrire un’esperienza adeguata alle sue aspettative. Sì, perché è l’esperienza particolare quello che i millennials cercano: il dettaglio da fotografare e condividere su Instagram, la comodità di stanze pensate per un mondo iperconnesso.

Interattività, connessione, tecnologia, wellness, trasparenza, devono essere i drive alla base della progettazione e riqualificazione di qualsiasi struttura, perché rappresentano i valori a cui i millennials sono fortemente legati.

Se dovessimo ad esempio ipotizzare la camera d’albergo ideale per questo cliente tipo, dovremmo allontanarci dal layout tradizionale della stanza con scrivania, poltroncina, vasca da bagno e micro-tv 22 pollici. Ora lo schermo 42” è il nuovo standard, meglio se dotato di abbonamento sky o premium e Apple tv per connettere iPhone e iPad al grande schermo. I contenuti in alta definizione, Netflix, i video sul web, tutto deve essere fruito con un televisore “smart”, cioè connesso alla rete.

Un altro cambio sostanzioso? Ora non si lavora più al tavolino, si fa tutto sul letto, che deve essere spazioso, circondato da abbondanti prese elettriche e da punti luce di varia intensità. La connessione wifi deve essere gratuita naturalmente, di facile accesso e molto veloce, a prova di streaming video in full hd.

 

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La camera ideale è anche dotata di un tablet dal quale si può ordinare del cibo, prenotare un tavolo o un massaggio e controllare tutto dal letto con un’applicazione: luci, tende, tv, musica, temperatura, sveglia.

C’è anche spazio a sufficienza per ospitare una piccola area dedicata all’esercizio fisico: basta qualche peso e un tappetino con una serie di video che guidino il millennial in facili esercizi per valorizzare l’attenzione che dedica alla forma fisica e al benessere. Sono sempre di più infatti i ragazzi che viaggiano per lavoro ma vogliono mantenere una giusta dose di benessere quotidiano.

La zona bagno è caratterizzato da un’ampia doccia a pioggia e da comodi piani di appoggio, ci sono casse acustiche che replicano l’audio della smart tv e dell’impianto stereo e possibilmente uno specchio con un video in grado di fornire le prime informazioni utili per affrontare la giornata.

In sostanza si sta parlando di una camera in cui la tecnologia permette di costruire un nuovo concetto di comfort dato da connessione, interattività e customizzazione dell’esperienza. Un comfort che mette a suo agio il cliente, che lo induce soffermarsi all’interno della struttura proprio per la facilità e la comodità con cui da lì può proiettarsi verso l’esterno.

Ovviamente non è solo la camera da letto a fare di un hotel uno smart-hotel. Lobby – lounge – sala ristorante – bar: tutto deve essere ripensato. Le lobby anonime e vagamente respingenti del passato, quegli spazi un po’ austeri in cui si sostava solo per il tempo del check in, vengono trasformati in spazi di condivisione e di lavoro, lounge gradevoli e comode in cui guardarsi l’ultima serie TV sul proprio mac oppure chattare con un collega.

 

PAROLA D’ORDINE: IBRIDAZIONE

Bagno e camera da letto, spazio per la colazione e per il coworking, area recepiton e lobby… gli spazi e le funzioni si fondono all’insegna della multifunzionalità e della trasformazione.

La lobby dell’Ace Hotel di Manhattan ad esempio è un grande spazio che accoglie tutti, anche coloro che non sono ospiti dell’albergo. In questo modo è diventata un vero e proprio punto di riferimento per quella creative class newyorkese che ama condividere spazi di lavoro predisposti per il networking e la connessione. In questo modo la lobby, classico “non luogo” di rappresentanza e di pura transizione, assume un nuovo significato perché acquisisce una nuova funzione d’uso, quella di luogo di lavoro, di incontri stanziali, di sosta prolungata.

Il Schani di Vienna è un altro esempio emblematico di ibridazione degli spazi, perché è nato proprio come “coworking hotel”. Aperto nell’aprile 2015, è stato ispirato ai 5 principi base del coworking: apertura, accessibilità, collettività, sostenibilità e collaborazione. Qui i clienti trovano ambienti ben attrezzati per svolgere contemporaneamente varie attività: mangiare, bere, lavorare, discutere, condividere un modo nuovo e rilassato di vivere le aree comuni dell’albergo.

 

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Nella sala ristorante del Vagabond Hotel di Singapore si inscenano veri e propri spettacoli teatrali che attraggono una clientela appassionata o semplicemente incuriosita dal pubblicizzato “Dinner Theatre”; la lobby del The Yard di Milano non è altro che un grande cocktail bar; nell’informale lounge dell’Up Hotel di Rimini si tengono interventi formativi a cui possono liberamente partecipare i clienti dell’albergo. Potrei citare molti altri esempi di come il mix di spazi e funzioni possa generare valore aggiunto per i clienti, ma ci sono anche semplici soluzioni di interior design che possono ridefinire la fruizione e l’appeal di uno spazio, anche in strutture non nate per essere “smart”.

Ad esempio la fusione tra lobby, lounge e area ristorante, oppure il social table, un grande tavolo che sostituisce la moltitudine di classiche soluzioni a 4 e 6 posti, capace di mettere insieme tanti ospiti per favorirne il dialogo, il contatto, la condivisione di esperienze. Oppure la parete o il tavolo interattivi nella lobby o nella lounge per erogare informazioni e diventare punto di aggregazione. O ancora, nella camera, il box doccia che esce dal bagno, si ingrandisce e si avvicina al letto per dare alla stanza un valore aggiunto in termini di intimità, benessere e relax.

 

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SMALL IS NICE: i boutique hotel di nicchia

Di “boutique hotel” si sente parlare da tanti anni, ormai anche a sproposito: oggi abbondano le strutture ricettive che si definiscono in questo modo anche se non hanno alcuna caratteristica che le avvicini a un boutique hotel. Tuttavia il trend di piccoli hotel che si insinuano nel tessuto urbano o nelle aree più turisticamente sfruttate, è ancora vivo e in continua crescita.

Sono sempre di più le persone che preferiscono queste strutture agli alberghi delle grandi catene, perché tendenzialmente vi si trova un’atmosfera più intima e accogliente, una migliore personalizzazione del servizio, una maggiore focalizzazione su elementi distintivi che possono essere particolarmente attraenti per vari target di clientela.

L’Artist Residence a Londra, il Ryokan Hoshinoya a Kyoto, The Yard a Milano, sono solo 3 esempi ma rappresentano perfettamente la tendenza. Sono strutture nelle quali i clienti possono trovare calore, esclusività, intimità, personalità, autenticità, identità. La percezione del lusso oggi è fortemente legata a questi concetti, alla possibilità di vivere un’esperienza esclusiva, alla condivisione di valori e di stili identitari, alla fuga dal concetto di mass market.

A questa tendenza i grandi alberghi, le importanti catene internazionali, che devono necessariamente puntare ad un target ampio, ad una massa critica di clienti e fatturato, rispondono con un approccio massimalista che non può essere di nicchia. Per quanto possano spingere sulla personalizzazione dei servizi e sulla progettazione di spazi e funzioni, non potranno mai ottenere ciò che fa la forza delle piccole strutture orientate ad una nicchia di mercato: il focus molto specifico su nuove e intense esperienze.

I boutique hotel possono permettersi di puntare su elementi differenzianti molto forti. Possono correre il rischio di non piacere a tutti ma di essere amati profondamente dalla loro target di clientela, diventando punti di riferimento in un mercato in cui value proposition, user experience e fidelizzazione sono le chiavi del successo.

Se il futuro è dei mercati di nicchia, perché sono sempre di più le persone in cerca di esperienze diverse da quelle della massa, è anche vero che le nicchie non sono così facili da individuare e da sfruttare. Stiamo parlando di situazioni in cui è necessaria una forte condivisione di valori tra coloro che gestiscono la struttura e i loro clienti. Se l’albergatore non è personalmente allineato ed emotivamente legato a quei valori, se non li vive in prima persona, allora difficilmente riuscirà a interpretare le esigenze più profonde delle persone che compongono la sua “nicchia” per conquistarle.

 

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Leonardo Filippetti

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